Oumar

Il sogno di una pizzeria napoletana nel sud del Mali.

Oumar
Un sorriso da poche parole

Dai ragazzi disabili di Stranaidea

La prima volta che abbiamo incontrato Oumar, operatore del servizio civile presso la Cooperativa Stranaidea, si è avvicinato a noi con un sorriso luminoso, senza dire nulla. Si è presentato e timidamente ci ha fatto cenno di guardarci attorno. I ragazzi disabili della cooperativa  hanno iniziato a guardarci incuriositi. Piano piano si sono avvicinati a Oumar e a noi, ospiti inaspettati, per chiederci chi fossimo, cosa ci facessimo lì. Dopo i primi momenti di di esitazione ci hanno accompagnati con entusiasmo nel loro mondo. I ragazzi si sono presentati, ci hanno abbracciato e hanno iniziato a renderci partecipi delle loro attività.

Giovanni

Giovanni, mentre sfogliava una rivista, ci ha mostrato le sue macchine preferite, che via via cerchiava con un pennarello blu “Questa sarà la mia prossima macchina, vi piace? Forse il colore è un po’ troppo acceso. Ma sì, poco importa, prendiamo anche questa”

Marco

Marco, seduto al tavolo, ci ha presentato gli amici a fianco a lui “Lei è Francesca ma adesso è un po’ triste, normalmente ride tanto. Lui è Vincenzo, invece, ed è della Juve purtroppo. Non ha ancora capito che è meglio la Fiorentina”

Vincenzo

“Oumar ha tanta pazienza – ci racconta Vincenzo – e noi gli vogliamo bene, come ci vuole bene anche lui. E poi ci fa scoprire sempre musica nuova!”

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Oumar è un ragazzo ventunenne proveniente dalla Guinea. Al momento sta facendo il servizio civile presso la cooperativa Stranaidea, al C.A.D.D El Duende di Torino. Il centro diurno è rivolto a persone con disabilità e offre un ampio ventaglio di proposte che comprendono: attività sportive, attività di tipo laboratoriale e attività a carattere terapeutico. Nello specifico si propone il potenziamento delle autonomie e delle abilità personali dei disabili promuovendone l’integrazione.

“Il nostro obiettivo è stare con i ragazzi, passare del tempo insieme 

A Oumar chiediamo il perché della sua scelta, piuttosto insolita, di voler lavorare con questo genere di utenza. Lui ci risponde, sorridendo:

“Sinceramente all’inizio mi sono iscritto al servizio civile senza sapere cosa avrei fatto. Prima di iniziare ero spaventato, lo ammetto. Non pensavo di poter fare questo lavoro perché non l’avevo mai fatto. Dopo una settimana ho capito che questo lavoro mi piace tantissimo, che lo posso fare, che è quello che in futuro voglio fare”.

Alle sue spalle Oumar ha un percorso di studi umanistici: in Guinea, prima di trasferirsi, ha studiato storia e filosofia. Una volta arrivato in Italia ha fatto i corsi per prendere la licenza media e si è iscritto al servizio civile, dove ha conosciuto i ragazzi a cui è tanto affezionato. Quando gli chiediamo cosa vorrà fare in futuro, ci risponde senza giri di parole:

Finito il servizio civile voglio fare un corso OS per lavorare con i disabili. So che questo è il mio percorso”

Le dinamiche all’interno del centro non sono semplici, gli operatori devono essere pronti, attenti e conoscere bene i ragazzi.

Non è sempre facile capirsi e non è sempre facile accettare di non capirsi. Bisogna essere bravi, pazienti e saper usare i toni giusti al momento giusto. Ridere e giocare con i ragazzi è importante ma bisogna sapere quando è il momento giusto e quando non lo è. Cerchiamo sempre di divertirci in ogni attività, ballare, ridere, raccontarci. Però ci sono anche i momenti seri, in cui i ragazzi devono capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, quale atteggiamento va bene e quale no

Oumar è stato inserito a rotazione in tutte le attività offerte: dallo yoga all’equitazione, dal teatro alla sala musica.

“La sala musica mi piace molto, perché balliamo, suoniamo e ridiamo insieme. I ragazzi sono curiosi, a volte mettiamo canzoni africane, a volte italiane e sono sempre pronti a inventarsi qualcosa di nuovo” 

La voce di Eliana

Eliana, la sua datrice di lavoro, ci racconta che il ruolo principale di Oumar è il costruire relazioni con i ragazzi, giocare con loro e imparare a conoscerli

“Oumar è riuscito in poco tempo a conquistarsi la fiducia dei ragazzi, li ascolta e li osserva molto, li segue e ci gioca. A noi serviva una persona capace di sapersi relazionare nel modo giusto al momento giusto”

Oumar l’ha fatto, con una profonda umiltà, il buonumore costante e una  sensibilità che va oltre le parole.

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