Diallo

Il sogno di una pizzeria napoletana nel sud del Mali.

Diallo

Un futuro in via di costruzione

“Pensa di avere una sola mano, per esempio la destra, e di dover fare tutto solo con quella. Hai bisogno che sia libera di lavorare, di fare. Non puoi permetterti di occuparti di troppe faccende nello stesso momento. Ecco io adesso sono un po’ così. Al momento ho una sola mano e con questa mano devo raggiungere i miei obiettivi: avere dei documenti, continuare a lavorare e avere una casa mia. Il resto, i sogni, verranno dopo con l’altra mano. Adesso devo pensare a costruirmi un’esperienza, un futuro

Il jolly di RGTECH

Diallo sta attualmente svolgendo un tirocinio presso RGTECH, un’azienda sita a Druino il cui core business è la realizzazione di prototipi e la produzione low-volume in ambito automobilistico. Lavora in fabbrica, si occupa principalmente della logistica: conta i pezzi e si assicura che non ci siano sbavature. Al lavoro lo chiamano il jolly, racconta Angelo, il suo responsabile.

“Visto che è così giovane e ha tanta voglia di imparare lo mandiamo spesso a dare una mano agli altri: alla pressa, al laser, insomma dove c’è bisogno”

Diallo parla della sua esperienza con entusiasmo ma con razionalità. Dal suo tono traspare fiducia e voglia di imparare.

“Spero di poter andare avanti, di imparare sempre di più, di potermi occupare di mansioni sempre più importanti. All’inizio ero un po’ spaventato perché l’azienda è molto grande. Però poi mi sono detto: Diallo devi prendere coraggio, ti servirà per il futuro”

Ci racconta dei suoi colleghi, sorridendo, ad alcuni è molto affezionato. Luca e Francesco sono stati i miei primi amici, all’inizio mi mostravano come funzionavano le macchine, come svolgere nella maniera corretta i miei compiti e lo fanno tutt’ora. Ogni tanto quando sbaglio qualcosa mi cazziano ricordandomi che non ci saranno sempre loro a starmi dietro. I ragazzi che lavorano da RGTECH sono legati tra loro. Nelle pause tra un caffè e una brioche giocano a calcetto e si prendono in giro scherzosamente.

Angelo, mentre guarda Francesco, un ragazzo calabrese, scherza
È stato molto più facile integrare Diallo che Francesco che è di Crotone.

Prima di RGTECH

Diallo si è dovuto trasferire in Italia per necessità, in Guinea non poteva più rimanere

“Volevo studiare, iscrivermi all’università ma non ho avuto la possibilità e mi sono trovato costretto a dover cambiare idea e mentalità

Parla del suo difficile passato con tono posato e pragmatico. Nel suo tragitto dalla Guinea alla Libia (diretto verso l’Italia) si è trovato a fare mestieri come il panettiere e il muratore per potersi pagare il viaggio.

“Fare il muratore non era il mio mestiere, non mi piaceva, non pensavo potesse essermi utile. Era un mestiere che in quel momento mi serviva per pagarmi il viaggio verso la Libia. Volevo andare via. Volevo venire in Italia

Dopo un viaggio lungo e non privo di complessità, Diallo è arrivato in Italia e si è trasferito a Torino dove ha iniziato la sua vita”, come dice lui.

Mi sono trovato da solo, mia madre e le mie due sorelle sono rimaste in Africa. Ma è proprio in queste situazioni che non hai scelta se non essere deciso, andare avanti,credere che nulla è impossibile al mondo

Gli studi di italiano, la Scuola Camerana e un apprendistato sono stati i tasselli che, con l’aiuto della sua educatrice Enrica, l’hanno portato oggi ad essere un tirocinante.

La voce del datore di lavoro: Roberto Maiorano

“È una fortissima scelta quella di assumere giovani. È una fortissima scelta quella di aiutare i giovani. Ed è una scelta quella di aiutare anche quelli più in difficoltà”

Roberto Maiorano, uno dei due titolari dell’azienda RGTECH, ci racconta la sua esperienza nella collaborazione con cooperative che si occupano di collocare persone con background migrante. L’esperienze che abbiamo avuto e che abbiamo portato avanti sono state seppur difficili molto positive. Una parte, non numerosissima, dei nostri dipendenti vengono da cooperative e fondazioni sociali

La difficoltà, sostiene, sta nel dover trovare un ambiente pronto ad accogliere i migranti e nel dover favorire in questo ambiente un giusto processo di inclusione. L’avvicinamento, da parte sua, a questo mondo è dovuto a due motivi principali, spiega. Il primo è un pensiero imprenditoriale:

“Detta in modo schietto, i ragazzi che arrivano con questi progetti non ci costano niente. Ci si mette la medaglia sul petto, facciamo bella figura e riempiamo il nostro ego a costo zero”

Aggiunge subito che la sua è anche una scelta a livello umano

“Non importa di che colore sia la tua pelle, di che religione sei o come ti chiami. Io voglio che i miei ragazzi quando giocano a calcetto non guardino se vicino a loro c’è Pasquale, Mattia o Mustafà ma basta che ci sia qualcuno. E sono abbastanza fortunato a dire oggi è così”

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